SING to MOVE! Essere emozionanti e non emotivi

All’inizio, il mio approccio al canto era molto personale ed intimo. Ero convinta che l’emozione che provavo nel cantare un brano, arrivasse all’ascoltatore allo stesso modo ma non è assolutamente un meccanismo scontato o diretto.

Molto spesso sento dire: “non è importante essere intonati per emozionare” oppure “non bisogna essere dei bravi cantanti per emozionare”. Negli ultimi anni, queste frasi le abbiamo anche ascoltate nei talent show.

Ogni ascoltatore ha diritto di apprezzare la perfomance musicale secondo la propria esperienza. Ci sono ascoltatori più viscerali, per i quali la tecnica (intonazione, intensità, linguaggio ecc.) passa in secondo piano ed altri, che si emozionano proprio per gli elementi tecnici utilizzati dal cantante.

L’obiettivo del canto professionale è quello di riuscire ad arrivare ad ogni tipo di ascoltatore, coinvolgendolo su più piani possibili.

Molto spesso si cade nell’errore di “sentire” un’emozione e ci si illude si saperla trasmettere, oppure al contrario, sentirsi bloccati nell’interpretazione perché quella canzone racconta una storia lontana dalla nostra sfera emotiva.

Come Interpreti e/o Songwriter, non necessariamente raccontiamo una storia che riguarda il nostro vissuto ma dobbiamo avere la capacità di trasmettere con verità, anche esperienze non vissute in prima persona.

Un cantante è chiamato quindi a sviluppare abilità interpretative, oltre ad acquisire una buona capacità tecnica.

Lo studio della tecnica arricchisce l’espressione vocale, l’estensione, la conoscenza stilistica dei brani ed aiuta a veicolare l’emozione verso la condivisione dell’esperienza emotiva.

Il Metodo S.h.e.e.r. , attraverso la conoscenza e l’utilizzo dei colori vocali, aiuta il cantante a scegliere consapevolmente il suono in grado di rappresentare nella maniera più efficace la storia raccontata dal brano.

Riuscire ad essere liberi sul palco, lasciarsi andare, significa avere talmente tanta padronanza tecnica dello strumento, conoscenza dei colori vocali e della loro rappresentazione emozionale, tali da poter essere assolutamente sicuri di ciò che si sta facendo e di cosa si vuol fare, durante la perfomance.

Il vantaggio di studiare con la metodologia S.h.e.e.r. è quello di utilizzare già nello studio della tecnica dei suoni connessi alla sfera emotiva, in modo da non perdere l’espressione come necessità primaria della perfomance.

Pertanto è sbagliato pensare che la tecnica allontani il cantante dalla possibilità di essere emozionale.

Le sole capacità tecniche non assicurano l’essere emozionale, condizione che invece dipende dal nostro mondo interiore e dalla capacità di raccontarlo.

Fermarsi invece ad un approccio puramente istintivo, limita la possibilità di poter arrivare a rappresentare più mondi e di coinvolgere più persone.

E’ probabile che tutte queste “regole” vengano prese come dei paletti all’espressività artistica ma è proprio la conoscenza che ci rende liberi e consapevoli.

 

Marta Alessi

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